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Per avere successo negli affari,bisogna avere una visione delle cose  scandalosamente ricca.

Steve Jobs è stato un genio del marketing. Fino all' ultimo.
11-ottobre-2011 | 09:39:35

Mi piace pensare che quella “S” stampigliata sul nuovo iPhone 4S sia in fondo l’ultimo omaggio al compianto Steve. Sì perché per ironia del destino Steve Jobs se n’è andato proprio all’indomani dell’uscita della nuova versione dell’iPhone, l’oggetto che forse più di tutti ha incarnato la sua dottrina del thinkdifferentismo.

Succede così che uno degli oggetti meno memorabili della storia di Apple diventi all’improvviso un simbolo: l’iPhone 4S verrà infatti ricordato come l’ultimo oggetto dell’era Jobs, anche se di fatto il  fondatore di Apple aveva già rassegnato da tempo le dimissioni della società. Chissà se aveva previsto anche questo, lui che in fondo è stato uno dei più grandi geni del marketing del nostro tempo.

Non il marketing dei numeri, degli slogan e delle frasi fatte, ma il marketing nella sua accezione più enciclopedica, quello cha ha a che fare con l’interazione fra consumatore e produttore.

In un’epoca in cui l’uomo si è adattato alla tecnologia

Steve Jobs ha lavorato controcorrente, facendo in modo che fosse la tecnologia ad avvicinarsi all’uomo. Date un iPhone o un iPad a un bambino di 3 anni o a un anziano e vi renderete conto di ciò che intendo dire.

Steve Jobs aveva una dote rara, forse unica. La capacità di

capire in anticipo come avrebbe reagito la gente di fronte ai suoi prodotti. A differenza di tanti altri tecnologi della nostra era a lui non interessava specchiarsi nella perfezione e nella complessità dei suoi gadget. Andava dritto al sodo, voleva solo che ogni innovazione fosse recepita da chi quegli oggetti li avrebbe poi utilizzati ogni giorno.

Steve Jobs non aveva bisogno di aspettare i risultati dell’ultimo trimestre per sapere se la sua azienda stava facendo la cosa giusta. Chi sa guardare all’essenza delle cose difficilmente sbaglia.

Come ha sottolineato Christina Rocca, giornalista del Sole 24 Ore, “prima ancora che nascessero, lui ha individuato quali fossero le nostre esigenze. È l’alfiere del pensiero americano: di quel misto di talento e caparbietà che hanno certi americani nel voler cambiare il mondo”.

Così se vi state chiedendo per quale motivo gli Stati Uniti e il mondo intero lo stiano celebrando con gli onori che di solito spettano agli eroi di guerra o alle rockstar pensate a questo.

Pensate che ogni americano (e non) vorrebbe lavorare per una società come Apple, una società capace di guardare oltre il mercato, di passare sopra le crisi economiche internazionali, di non aver paura della concorrenza cinese.

Steve Jobs non ci lascia solo una società che scoppia di salute, non ci lascia solo una serie di prodotti che verranno esposti nei musei di tutto il mondo come si addice solo agli oggetti che hanno cambiato le nostre abitudini. Ci lascia anche un modello di marketing che verrà probabilmente studiato nelle scuole di tutto il mondo. Un modello più umano, basato sulla capacità di lavorare su tutti quegli aspetti che permettono a una società di creare un legame profondo, quasi affettivo con i propri consumatori.

Per questo chiunque abbia avuto fra le mani un prodotto Apple si sente di ringraziarlo. Con affetto, naturalmente.